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12 dicembre 2012

Ripartire con la marcia giusta!

Anche se in Europa l'hanno già capito, giusto per ribadire anche a noi italiani che è lo stesso di sempre, Berlusconi comincia la sua ririridiscesa in campo con una piccola bugia, che spiega molto e per l'ennesima volta il personaggio. (Anche se il dubbio tra incoerenza congenita e Alzheimer resta.)
  • 23 settembre 2011, Silvio Berlusconi: "Tremonti vuole sputtanarmi, va dicendo in giro che ho peggiorato la manovra e che ho minato la credibilità del Paese" (qui)
     
  • 12 dicembre 2012, Silvio Berlusconi: "Tremonti mi sputtanò? Non ricordo di avere mai pronunciato queste frasi" (qui)
       
    Giovanni Ugo

9 dicembre 2012

Social (private) network.

Ho letto qualche giorno fa un post davvero interessante che riportava uno sconvolgente esperimento di social sorting (il cui autore è Paolo Cirio). Grazie a questo esperimento è possibile consultare nel sito Persecuting.us la precisa collocazione politica (con il 100% come limite per il non-estremismo)  di più di un milione di cittadini americani. E la cosa davvero interessante è che è stato possibile creare un simile database semplicemente incrociando in maniera del tutto legale i dati ricavati utilizzando una serie di filtri su account Twitter. 
Tra l'altro non era la prima volta. Prima di questo esperimento infatti ne era stato fatto un altro, ugualmente interessante e che vede protagonista l'altro maggiore social network, Facebook. L'esperimento lo descrive molto bene il suo stesso autore nel sito creato per l'occasione, face-to-facebook.net: "Stealing 1 million Facebook profiles, filtering them with face-recognition software and then posting them on a custom-made dating website, sorted by their facial expression characteristics. Our mission was to give all these virtual identities a new shared place to expose themselves freely, breaking Facebook's constraints and boring social rules. So we established a new website (lovely-faces.com) giving them justice and granting them the possibility of soon being face to face with anybody who is attracted by their facial expression and related data." 
La facilità con cui è riuscito il profiling di così tanti utenti (per di più utilizzando come fonte uno solo dei tanti social network possibili per volta) fa sorgere spontanea la terrificante questione sul possibile utilizzo di tali dati da parte di regimi anti-democratici. Anche se in realtà in alcuni paesi già ora si utilizzano simili analisi non "solo" a fini di marketing (pure politico) ma proprio per per schedare attraverso la Rete i dissidenti e reprimerli con limitazioni di ogni tipo.

Pensando a possibili strategie per difendersi da simili possibilità ho (ri)preso coscienza di una verità a mio avviso molto inquietante, soprattutto perchè troppo spesso rimane, per restare in tema, in background durante il nostro uso quotidiano della Rete: tra i due maggiori social network, sia Facebook che Twitter sono società private, su cui noi utenti non abbiamo alcun potere ne controllo. Partiamo da Facebook, il social network per definizione, che è di proprietà della Facebook Inc, dal maggio di quest'anno quotata in Borsa e con un fatturato di 3,7 miliardi di dollari nel 2011. Per capire chi ha veramente un potere decisionale su Facebook basta andare su whoOWNSfacebook.com o leggere questa grafico abbastanza preciso: 
Anche Twitter (pur essendo basato su un'architettura open-source) è di proprietà di un'azienda privata, in questo caso la Twitter Inc il cui vertice è composto, in sostanza, da Dick Costolo (CEO) e Jack Dorsey (founder e chairman). Questa società non è ancora stata quotata in borsa ma viene valutata per circa 8,4 miliardi di dollari. 
Ora, sapendo che il 4 ottobre 2012 Facebook ha raggiunto 1 miliardo di utenti e Twitter 500 milioni a febbraio, pur considerando i fake, gli account doppi-tripli, le aziende etcetera etcetera il numero degli utenti è spaventoso. E comunque mi pare evidente che chi oggi utilizza Internet utilizza anche i social network. E che il futuro della comunicazione tra noi cittadini digitali sia in mano a due colossi privati è una prospettiva tanto inquietante quanto realistica. 
Anche superata la questione della compravendita di dati sensibili a fini di marketing (o peggio a fini repressivi) che a quanto pare abbiamo silenziosamente (o forse inconsapevolmente) accettato, il punto di domanda si pone sulle alternative che dovrebbero esserci ma che, praticamente, o sono ancora molto lontane dagli standard che può richiedere un utente medio (l'esempio più significativo è la versione alpha di Diaspora*) oppure non esistono proprio.

E allora che facciamo se Facebook e Twitter hanno una "svolta autoritaria" o chiudono? La domanda, per ora, resta senza risposta.

Giovanni Ugo

22 novembre 2012

Il rosa e la morte.


Dai tempi antichi, nella maggior parte delle culture, la morte è associata all'oscurità, al buio. Più semplicemente, se qualcuno vi chiedesse un colore che istintivamente associate alla parola "morte", credo che direste sicuri, come me, "il nero!".
Il colore associato alla morte di A.S. però è un altro, è il rosa. Perchè rosa era il colore dei suoi pantaloni. Per cui lo prendevano in giro. Per cui lo insultavano. Rosa il colore della sua maglietta. Motivo sufficiente per quelli che indossavano magliette nere o verdi o blu per tormentarlo, per deriderlo a scuola e su Internet. Chi ha quindici anni lo sa meglio di tutti: le battute possono ferire, meglio non esagerare. In questo particolare caso però era un omosessuale la parte offesa e, avranno pensato, "chissenefrega di un frocio del cazzo?". E poi siamo in Italia, chi se ne frega di un frocio del cazzo in Italia? Chi se ne frega di un ragazzo omosessuale di 15 anni che si è ammazzato impiccandosi con una sciarpa, perchè non ce la faceva più a essere chiamato proprio "frocio del cazzo" e che voleva essere soltanto un ragazzo qualunque come qualunque altro ragazzo? Siamo in Italia, il Paese in cui, mentre tre Stati USA dicono sì al matrimonio gay, mentre in Spagna la Corte Costituzionale approva la costituzionalità dei matrimoni omosex, mentre in Francia si approva una nuova legge in materia, viene bocciata da PdL, Lega e UdC in Commissione Giustizia una sacrosanta proposta di legge anti-omofobia.
In Italia, "il ragazzo dai pantaloni rosa" non sarà mai niente più che un "frocio del cazzo". E se si suicida perchè tra queste virgolette non vuole più starci, chissenefrega.

Giovanni Ugo

28 dicembre 2011

7 tra i tanti, ma come pochi.


Tra le tante storie che raccontano la Resistenza nella sua essenza più pura, quella dei sette fratelli Cervi è anche una delle più famose. Semplici contadini emiliani che si sono opposti al nazifascismo, unendosi al movimento partigiano, e hanno pagato con la vita il loro gesto: era il 28 dicembre del 1943 quando i sette fratelli furono fucilati dalle truppe fasciste a Reggio Emilia. Io oggi vorrei ricordare Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ettore e Ovidio con l'epigrafe che Piero Calamandrei scrisse per il busto di Genoveffa Cocconi, madre dei fratelli morta di dolore alla notizia della fucilazione dei figli:
Quando la sera tornavano dai campi
sette figli ed otto col padre
il suo sorriso attendeva sull'uscio
per annunciare che il desco era pronto
Ma quando in un unico sparo
caddero in sette dinanzi a quel muro 
la madre disse
non vi rimprovero o figli
d'avermi dato tanto dolore
l'avete fatto per un'idea
perchè mai più nel mondo altre madri
debban soffrire la stessa mia pena
Ma che ci faccio qui sulla soglia
se più la sera non tornerete
il padre è forte e rincuora i nipoti
dopo un raccolto ne viene un altro
Ma io sono soltanto una mamma
o figli cari
vengo con voi


 Giovanni Ugo

26 dicembre 2011

Sapete chi era Giorgio Bocca? Un uomo.

Questo pomeriggio è morto Giorgio Bocca. Io ho sentito la notizia alla radio e ho subito acceso (infrangendo il prestabilito relax natalizio) il pc. Leggo Twitter, Facebook, blog, agenzie, giornali. E rimango disgustato, perchè vedo persone che ancora si azzuffano per decidere se un uomo (pure morto) sia stato un santo o un demone. Perchè vedo gente che scrive insulti vergognosi, citando articoli scritti da un ventenne nel Ventennio, e chi tesse lodi incondizionate, citando articoli scritti da un ventenne nel Ventennio.
Io leggo dappertutto che siamo nell'era della complessità e dei tecnici, e poi mi ritrovo tra persone che non hanno ancora capito che l'uomo non è perfetto. E se non lo è non vuol dire che sia un mostro, vuol dire soltanto che è un uomo. Giorgio Bocca, come qualunque altro essere umano in qualunque parte del nostro pianeta era un uomo e non era perfetto, dobbiamo per questo ricordarlo come un mostro?  
Ora è morto e io credo che l'unica cosa che dovremmo fare sia semplicemente ricordarlo come una vita che ora non c'è più. E ci dispiace, perchè un essere umano, uno di noi, oggi se ne è andato.

PS: Non aggiungo i link ai vari post, tweet, stati, messaggi, articoli, editoriali che cito sopra perchè non voglio dar loro visibilità, ma basta fare un  piccola ricerca sui social per trovarne a bizzeffe

PS2: l'autore di questa rubrica e tutti gli altri autori augurano
buone feste ai PINF-lettori!

 
Giovanni Ugo

20 dicembre 2011

Su CasaPound e democrazia.

L'omicidio di Samb Modou e Diop Mor a Firenze da parte di "un simpatizzante" di CasaPound ha riacceso il dibattito sulla liceità o meno delle associazioni neofasciste nostrane (le più grandi e riconosciute CasaPound, Blocco Studentesco e Forza Nuova). Prima di fare qualunque considerazione in merito però, credo sia opportuno leggere chi loro stessi dicono di essere. Direttamente dal sito di CasaPound Italia: Chi Siamo, La storia, Il simbolo, Le FAQ, Il programma.
Ma anche cosa ne dicono gli altri e sopratutto come agiscono nella realtà i militanti neofascisti: QUI trovate un dossier che riguarda particolarmente la città di Pisa ma anche tutto il territorio nazionale, QUI le biografie a forma di svastica di alcuni associati, QUI alcuni dei tantissimi casi di violenza da parte dei militanti, QUI altri casi di violenze e alcune riflessioni sugli intellettuali che hanno "sdoganato" CasaPound. 

Ora che ne sappiamo un po' di più su cosa veramente sia questa CasaPound, possiamo farci una domanda. In una democrazia, è giusto vietare lo sviluppo materiale di alcune idee (dato per assodato che le idee finchè restano idee sono, giustamente, impossibili da vietare)? 
Se questa democrazia fosse "matura" (ma lo sarà mai?) e avesse già sviluppato gli anticorpi contro ogni sistema dittatoriale in ogni suo strato della società non servirebbe sicuramente. Ma se, come in Italia, vediamo verificarsi un rigurgito fascista (o neofascista o quello che vi pare, la sostanza è quella: razzismo, xenofobia, omofobia, totalitarismo) che si sviluppa anche in associazioni e partiti (tipo CasaPound), allora la democrazia si deve dotare di quelle leggi che la proteggano. 
E una  già ce n'è. E' la Legge Scelba, del 1952, che serve ad attuare via legge ordinaria le disposizioni della XII disposizione transitoria della nostra Costituzione, e punisce chiunque "faccia propaganda per la costituzione di un'associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista", oppure da chiunque "pubblicamente esalti esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche" [QUI il testo integrale della legge]

Io non avrei voluto aggiungere ulteriori considerazioni personali e invitarvi soltanto ad una profonda riflessione terminando qui. Ma, capitemi, sto leggendo Uomini e città della Resistenza di Piero Calamandrei e non posso fermarmi qui. Diceva Sandro Pertini: "Il fascismo è l'antitesi della fede politica, perché opprime tutti coloro che la pensano diversamente". E io credo che il fascismo vada combattuto, in ogni sua forma, dalla democrazia, per la democrazia, e per quelli che hanno dato la vita per essa.

Giovanni Ugo

13 dicembre 2011

Piazza Fontana - Per non dimenticare la sconfitta di uno Stato.


17 morti e 88 feriti sono numeri immensi e sostantivi dolorosissimi. Ma non bastano da soli a descrivere uno dei momenti credo fra i più terribili nella storia del nostro Paese. E al dolore umano per l'attentato, per l'attacco violento alla civiltà e alla vita, per la distruzione più terrificante ed estrema della bomba, si aggiunge quello per uno Stato che si è dimostrato complice. Complice, quello stesso Stato che avrebbe dovuto orgogliosamente rialzarsi assieme ai suoi cittadini e cominciare a ricostruire, si è invece strascicato in depistaggi, processi e processi che non hanno portato a nulla, falsità, ipocrisie, bugie su bugie che, pensavano, sarebbero andate a coprire la cancrena di quella parte dello Stato la cui civile onestà era andata via via ad assotigliarsi fino a scomparire e lasciare il suo posto ad un'inutile, crudele violenza distruttiva. Forse oltre ai morti, alla bella Piazza poi ricoperta di corpi e detriti, è stato questo l'elemento che ha creato più dolore: uno Stato omertoso, irrispettoso pure dei morti. Il comportamento mafioso dello Stato italiano si è rivelato nel suo aspetto più ecclatante nelle indagini, nei processi, nelle dichiarazioni successive alla strage. E in questa storia l'offesa più grande alla verità e alla civiltà è venuta proprio da chi invece avrebbe invece dovuto difenderla ad ogni costo, contro nemici quali bombe e proiettili e contro nemici quali depistaggi e omertà. 
E questo fa male. Anche oggi.

Giovanni Ugo

10 dicembre 2011

Cara Fornero, ti scrivo.

Nella puntata di Piazza pulita di giovedì scorso, Annamaria Cantarella ha letto una lettera rivolta al neo Ministro del Lavoro Elsa Fornero. Che ripropone, ancora una volta, la drammatica questione dell'assenza di un'alternativa, che in Italia è tanto agognata da tutti ma non è mai stata attuata da nessuno. Ecco la lettera:


Giovanni Ugo

9 dicembre 2011

Non ancora "punto".

Un operaio Fiat di Pomigliano piange dopo il suo licenziamento

Mi ha fatto riflettere l'inizio dell'Amaca di Michele Serra pubblicata sulla Repubblica di oggi:
Il governo Monti può piacere o no. Ma è ingeneroso pretendere che faccia cose di sinistra, per il semplice fatto che di sinistra non è. Le cose di sinistra (la famosa equità sociale) proverà a farle la sinistra nel caso – tutt’altro che certo – che vinca le prossime elezioni. In questo frattempo l’obiettivo dichiarato è evitare la bancarotta del Paese e ricostruire una dignitosa immagine nazionale da offrire a noi stessi e al resto del mondo. Punto.
L'obiettivo è evitare la bancarotta e [attenzione: intento polemico in corso] potersi fare di nuovo belli nei G20. Cose sicuramente non trascurabili, anzi, fondamentali. Il punto però è un altro. Dovrebbe essere un altro. Perchè a pagare devono essere sempre gli stessi? E non fate l'errore di credere che questo sia il solito populismo di sinistra. Io mi chiedo, e questa è una delle colpe più evidenti del PD che non ha saputo creare un'alternativa in Parlamento, se non c'era un altro modo di fare questa manovra. Dalle spese militari all'8x1000, dall'ICI (o IMU) per la Chiesa cattolica ai capitali scudati, dalla patrimoniale alla lotta, seria, all'evasione e all'economia mafiosa. Queste cose, qualunque altra cosa.

Io l'ho capito che dobbiamo evitare la bancarotta, ma dovremmo, dobbiamo fare una piccola riflessione prima. Con una domanda: voi, italiani che dopo aver lavorato come schiavi per 40 anni vi vedete tolta ogni minima ricompensa, voi, italiani cinquantenni che dovrete lavorare ancora per molti anni, voi, italiani, volete far "evitare la bancarotta" al Paese con i vostri pochissimi sudatissimi soldi, pur sapendo che un'alternativa esiste, ma nessuno ha il coraggio di attuarla?
Ora, caro Serra, possiamo scrivere, "punto".

Giovanni Ugo

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